Bianco d’Inchiostro

Requiem poetico a 100 anni dalla Rivoluzione d’Ottobre


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Durante l’era di Ežov, il più sinistro fra tutti i collaboratori di Stalin negli anni del Terrore, in Unione Sovietica esplose un fenomeno spontaneo unico nel suo genere: Samizdat – che in russo significa “pubblicato da sé”. Riprodurre in proprio – a mano o con la macchina da scrivere – testi che la censura non avrebbe mai fatto passare.

Libri proibiti ricopiati a carta carbone, distribuiti ad amici; idee e informazioni scomode diffuse rapidamente negli angoli più remoti del paese. Liste d’attesa lunghissime. I fascicoli del samizdat passavano di mano in mano e capitava di avere in lettura un testo solo per ore. Il lettore passava la notte in bianco, immerso nello scritto.

Quanti uomini ebbero così tra le mani una copia clandestina di Requiem, il poema che Anna Achmatóva compose durante i diciassette mesi di prigionia del figlio? Quante donne? Quante madri?

E quante le lacrime, quanti i ricordi, quante le speranze? Quali rischi sono stati corsi per leggere quei versi?

C’è chi imprime nella memoria l’intero poema per nasconderlo meglio. Perché custodire parole come segreti, tenacemente e a costo della vita?

Questa è la storia di una letteratura fatta di scelte, di coraggio e di paure; una letteratura che fu vita e che trova nuova linfa oggi, lungo la strada che dalla memoria di ieri ci traghetta al futuro attraverso vie che passano dalla cultura, dalla poesia e dal teatro.

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