Sistema Umanità

Laboratorio di umani intrecci sentimentali

Dove finisco io ed inizi tu? In che modo le relazioni si co-costruiscono? Cosa mi racconta il corpo dell’altro e cosa mi nasconde? Cosa succede quando ci si innamora a prima vista?

Queste sono alcune delle tematiche che la nostra rivistazione contemporanea di Girotondo di Arthur Schnitzler mette in campo. A partire dalle teorie di Gregory Bateson e del gruppo di Palo Alto, che animano l’allestimento del nostro spettacolo, la proposta di laboratorio si concentra quindi sul concetto di sistema, e sull’interazione continua degli individui che ne fanno parte.

Ogni volta che ci troviamo di fronte all’interazione tra più individui si crea un sistema. I comportamenti di un elemento del sistema influenzano gli altri, attraverso scambi di energia, di informazioni, o attraverso relazioni di tipo simmetrico o complementare. 

Il sistema di per sè è neutro, e per questo in continuo cambiamento, pronto ad adattarsi alle caratteristiche dei suoi componenti e a quanto essi mettono in gioco. L’unica stabilità possibile è dovuta all’interazione continua. ll teatro ci offre la grande opportunità di mettere in discussione noi stessi e di conseguenza il nostro sguardo sul mondo, in un continuo scambio di ruoli che illumina le zone d’ombra e rilegge il nostro sapere. 

Osservare se stessi e osservare l’altro, guardare ed essere guardati, in una realtà extra quotidiana che ingrandisce il nostro essere unici, differenti, imperfetti, ci aiuta a metterci in questione di fronte all’altro, di fronte al rischio di manifestare fragilità, desideri, il proprio corpo sensibile, tentando un confronto sempre più serrato, più intenso, più coraggioso.

Struttura del progetto

​Attraverso una modalità il più possibile aperta e ricettiva indaghiamo questo tema proponendo al gruppo un lavoro sul tema dell’amore, e sul racconto di sè attraverso le relazioni significative per ognuno.

Un primo approccio partirà quindi da sè stessi: per iniziare verranno quindi proposte esperienze sensoriali (al buio, tattili, olfattive, uditive…), cercando di stimolare il nucleo emotivo alla base della nostra conoscenza del mondo.

Si passerà poi all’incontro e al contatto con l’altro: attraverso una forma non esclusivamente fisica o corporale, esploreremo l’attitudine alla curiosità per le storie altrui nelle quali riconoscere frammenti della nostra storia personale.

Quando il sistema si sarà creato, inseriremo la perturbazione: ovvero si sfideranno i limiti convenzionali dell’io, ponendosi davanti ad un altro sguardo pronto ad accogliere la nostra verità.

Infine, l’idea è che al termine dei quattro giorni di laboratorio si possa presentare un piccolo “Atlante sentimentale” dei partecipanti, un viaggio multiforme nei loro diversi e sfaccettati modi di amare, attraverso piccole azioni performative, testi raccolti, improvvisazioni, musiche, e tutto quanto emergerà dagli incontri. Per andare oltre il senso delle storie private e cogliere la dimensione universale comune al sistema “umanità”.

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